quel delicato momento le
forze al potere, al fine di stroncare l’opposizione fondamentalista islamica,
non cedessero alla tentazione di mettere fuorilegge la Fratellanza Musulmana,
che lottava per il ritorno di Morsi. Infatti,
nonostante il potere fosse tornato nelle mani dei Militari, i Fratelli
Musulmani mantenevano il loro ascendente su parte della popolazione, e conservavano
la loro sfera di influenza su istituzioni sociali, costruita in molti decenni
investendo in attività filantropiche. I Militari decisero di mettere al bando la Fratellanza Musulmana. Questa iniziativa aveva le potenzialità per cancellare la fragile demarcazione fra fondamentalismo e
terrorismo, spingendo le frange estreme della Fratellanza verso una deriva
terroristica, che poteva - e può - trascinare il Paese verso una guerra civile,
simile a quella che insanguinò l’Algeria, dove la vanificazione da parte dei
militari dei risultati delle elezioni al fine di evitare che il Paese cadesse
in mano agli islamici, ebbe conseguenze tragiche, causando quasi un decennio di
cruenta guerra civile le cui vittime forse furono più di duecentomila. Paradossalmente
la componente islamica Salafita invece sembrò vicina all’esercito, avendo apprezzato
particolarmente la rimozione di Morsi e il conferimento dell’incarico a Mansur,
ritenendo che l’Egitto avesse bisogno di un nuovo leader. In
Egitto nemmeno il fronte islamico è compatto. La scissione fra Salafiti e
Fratelli Musulmani riflette
una diversa posizione che va oltre i confini
dell’Egitto, in quanto sia i Fratelli musulmani, sia il partito Al Nur
di matrice salafita hanno protettori stranieri. La Fratellanza Musulmana è
sostenuta dal Qatar, che tuttavia negli ultimi tempi, anche a seguito di
mutamenti politici interni, ha diminuito la sua influenza esterna; i Salafiti
invece sono protetti dall’Arabia Saudita, dove il Wahabismo, che propone
una visione radicale ed estremizzata dell’Islam, è l'ideologia dominante. In tutti i
Paesi interessati dalla Primavera araba il Qatar ha sostenuto le filiali
nazionali dei Fratelli Musulmani e i movimenti islamisti moderati, come il
partito Al Nahda in Tunisia.Il Qatar e
l’Arabia Saudita forniscono ai loro protetti aiuti finanziari, politici e
diplomatici. Al Jazeera, il canale televisivo del Qatar, ha prestato
ogni possibile appoggio al governo di Morsi: conseguentemente, dopo la
destituzione del Presidente esponente della Fratellanza, in Egitto le sue
trasmissioni sono state vietate e la sede del canale televisivo ha subito
perquisizioni e arresti.L’Egitto
non è il solo campo nel quale si contendono una possibile influenza politica e
religiosa le due monarchie leader del mondo arabo, quella del Qatar e
quella dell’Arabia Saudita. Dopo il rovesciamento del regime di Gheddafi, il
Qatar e l’Arabia Saudita hanno iniziato la lotta in Africa per appropriarsi dei
progetti legati agli esiti della crisi libica. In Etiopia
invece i Salafiti subirono molte defezioni:
conseguentemente l’Arabia Saudita
ridimensionò le sue mire in quel territorio, mentre in maniera simmetricamente
opposta il Qatar ha incrementato le sue attività. In conclusione,
gli esiti della rivoluzione egiziana sono emblematici di come i moti della
Primavera araba, che hanno avuto all’inizio una
matrice laica, abbiano progressivamente virato con l'ascesa dei Fratelli
Musulmani verso esiti fondamentalisti, determinando una reviviscenza
dell’integralismo islamico. Nel corso di questi tumulti per la prima volta in
quel contesto geopolitico sono stati richiesti sistemi politici che, oltre a
governare con giustizia, assicurassero libertà e democrazia, quasi a reclamare
l’avvento di quell’Illuminismo che ha segnato così profondamente l’occidente e
che è mancato nella storia dei popoli arabi. Con il potere
nelle mani dei militari, si è cercato di estromettere la componente islamica,
quella più radicale dei Salafiti e quella più moderata dei Fratelli Musulmani. Tuttavia, il
Paese continua a vivere una condizione di divisione interna e di contrasti. La
pacificazione e l'ordine sociale sono ancora lontani.
(fine)